2 febbraio 2008
(Siamo onorati di ospitare un pensiero autorevole di un illustre Carigliaro, Giacomo Tuoto, attuale parroco del Duomo di Cosenza).
Icona della Presentazione al Tempio di N.S. Gesù Cristo, offerta da don Giacomo Tuoto alla parrocchia di S. Michele Arcangelo in Cariglio per la chiesetta di Santa Maria.
L’icona è stata realizzata dall’iconografa
MIRELLA MUIA’
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Nella chiesetta di Santa Maria, situata nella contrada attualmente denominata Borghetto S. Nicola, da tempo immemorabile il 2 febbraio di ogni anno si celebra con particolare fervore la Candelora.
La festa è preceduta dalla novena, frequentata da moltissimi fedeli, soprattutto giovani. Questo appuntamento annuale è vissuto in un clima di gioia e di incontro e costituisce un elemento caratterizzante la vita religiosa di Cariglio.
Ancora oggi, come nel passato, c’è chi ama raggiungere a piedi la chiesetta, approfittando della passeggiata per accompagnarsi con gli amici.
Il giorno della festa si porta in processione l’effige della Madonna: una statua molto bella in cartapesta della Vergine con in braccio il bambino. La processione (in passato molto lunga, fino a Cariglio) è molto breve e arriva solo fino alla vicina contrada di Gelsomino.
La chiesetta si presenta nella costruzione molto semplice con un interessante portale in pietra arenaria su cui si legge la data 1837.
La Candelora celebra la Presentazione di Gesù al tempio. Nei vangeli si legge: “ … portarono il Bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore ” (Lc.2,21-24). Questa festa cominciò ad essere celebrata in Oriente con il nome di “Ipapante” cioè “Incontro”: Dio incontra l’uomo e l’uomo incontra Dio e, incontrando Dio, incontra gli altri uomini nella pace e nella gioia. Nel sec. VI si estese in Occidente con sviluppi originali: a Roma con carattere più penitenziale e in Gallia con la solenne benedizione e processione delle candele e per questofu detta candelora.
La Presentazione del Signore chiude le celebrazioni natalizie e, con l’offerta della Vergine Madre e la profezia di Simeone (Lc. 2,33-35) apre il cammino verso la Pasqua.
La Candelora, dunque, si caratterizza come festa delle luci e dell’incontro (Lc. 2,30-32) e, in quanto tale, è una celebrazione di grande attualità dai risvolti suggestivi.
Infatti, l’uomo di oggi, nel tempo delle comunicazioni più vertiginose, è sempre più solo. Non solo incontra poco l’altro, ma, molto spesso, si scontra con l’altro. Allo stesso modo, la nostra civiltà, anche se non conosce la notte per la luce artificiale sempre più abbondante, sembra essere come un uomo solo nelle tenebre: smarrita e senza meta.
La Candelora, festa delle luci e dell’incontro, è, dunque, un’occasione preziosa per risvegliare e assecondare la voglia di bene e per crescere come famiglia umana edificata sulla pace.
La comunità di Cariglio, che non ha mai perso l’entusiasmo per questa celebrazione, rivela la capacità di non smarrirsi e la volontà di ritrovare la gioia nella semplicità dell’incontro.
(Don Giacomo Tuoto)
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Tutti ci ricordiamo quando, da ragazzi, si lasciava volentieri casa, e quindi stop ai compiti, per andare a Santa Maria. Allora si andava a piedi fino al Trappeto o lungo la strada o scendendo da S.Angelo, e poi di là (l'attuale strada che porta al Ponte di Ferro è stata costruita una trentina di anni fa), tramite un viottolo si arrivava davanti alla chiesetta dove c'era lo spiazzo in cui noi giocavamo. Spesso il tempo era gradevole o, comunque, si avvertiva già nell'aria l'arrivo della primavera. Però mi ricordo anche giornate ventose e fredde, come quest'anno.
Il giorno della festa, al Trappeto, si teneva anche una piccola fiera in cui molti compravano il maiale da allevare.
Si portavano a casa le candele, più sottili del solito, e si tenevano in casa da accendere quando c'erano i temporali e veniva a mancare la corrente elettrica. Succede spesso anche ora (alcune cose non sono cambiate!)
(Il webmaster)